SOCRATE, disegno di Daniela Lorusso

Mission

La voce ufficiale dell'associazione culturale L'accento di Socrate è la rivista on-line www.laccentodisocrate.it fondata da Maria Giovanna Farina, filosofa, consulente filosofico e scrittrice. Per info e contatti www.mariagiovannafarina.it

martedì 24 febbraio 2015

L'accento di Socrate ha incontrato i lettori

gennaio 2015 L'accento di Socrate ha incontrato i lettori


le foto, cliccate per aprire al gallery



torna alla home


Maria Giovanna Farina messaggera di #ioleggoperché



#ioleggoperché Io leggo perché è un progetto che vuole sensibilizzare sul tema della lettura con iniziative concrete, in vista del prossimo 23 aprile, Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore.
Fra gli organizzatori ci sono le associazioni nazionali degli editori, dei librai e delle biblioteche (AIE, ALI e AIB), il Ministero delle Attività Culturali con il suo Centro per il Libro e la Lettura, il Comune di Milano nell’ambito di Milano Città del Libro 2015 e perfino la Rai. L’obiettivo è: “contagiare alla lettura chi non conosce il piacere dei libri”, anche perché il 60% degli italiani in un anno non riesce a leggere neanche un libro.
Sono una messaggera, seguitemi nei vari incontri, flasch mob e altro che stiamo organizzando, dal 1 aprile di mercoledì: il 23 aprile è vicino!
Le date dove sarò presente saranno comunicate in questo blog.

30 marzo: si parte dalla Libreria Gulliver di Cinisello Balsamo (Mi)...e poi si vedrà!
I LIBRI

articolo di Max Bonfanti: L'elogio della cortesia

L’ELOGIO DELLA CORTESIA

immagine tratta da permessodisoggiorno.org

Mi passi l’olio? Un sorriso acconsenziente la risposta. Che scenetta idilliaca! Tutta la famiglia riunita intorno al desco imbandito. Per favore? Su, non scherziamo, roba d’altri tempi, nell’epoca degli sms dove i genitori li usano per chiamare a tavola i figli, dove perché si scrive xchè, nota l’accento grave anziché acuto, tutto ciò che si può eliminare in quanto ritenuto pleonastico, ingombrante, va eliminato, compreso il buon gusto, l’ortografia e la buona educazione. Negli anni ’60 la Televisione aveva contribuito ad alfabetizzare una nazione dove il tasso di analfabetismo era ancora molto alto rispetto ad altri paesi più avanzati del nostro, encomiabile missione, ora, invece stiamo osservando un analfabetismo di ritorno: tutti i buoni insegnamenti che l’ente televisivo aveva lodevolmente profuso stanno scomparendo lasciando il posto a neologismi impossibili e ad un linguaggio sgrammaticato, scurrile e coprolalico.

Ricordo che quando frequentavo le scuole elementari il maestro ci insegnava anche la buona educazione, come comportarsi in ogni occasione, il rispetto per gli altri e per le loro cose, il rispetto per le cose comuni a iniziare dai banchi delle aule per arrivare agli arredi cittadini. Era una persona amabile e molto preparata a cui ripenso ancora con grande riconoscenza e affetto, a quei tempi era permesso agli insegnanti di castigare gli alunni anche con pene corporali ed erano molti che lo facevano, ma lui no, non alzò mai un dito su nessun alunno. Oltre ad essere un valido pedagogista era un vero signore, un gentiluomo d’altri tempi, difficile da incontrare ai nostri.  Dimentichi che in medio stat virtus si  è passati da un estremo all’altro: ora un semplice rimprovero dell’insegnante ad un alunno o uno schiaffo anche solo virtuale di un genitore vengono interpretati come un abuso di mezzi di correzione con denuncia alle autorità competenti: i risultati sono poi sotto gli occhi di tutti. Naturalmente queste regole valgono solo per le persone per bene che rispettano le leggi poiché chi schiavizza i propri figli, li vende e li sfrutta non facendo loro frequentare la scuola dell’obbligo non viene minimamente redarguito, anzi, se un minore appartenente a una di queste famiglie viene colto in flagranza di reato viene prontamente riportato a chi l’ha istruito a delinquere. Questi poveri ragazzini, convinti di essere nel giusto e  forti della loro non perseguibilità penale si abbandonano ad ogni sorta di malcomportamento deridendo con gestacci, rispondendo male e sputando anche ai pubblici ufficiali di turno (tranvieri, ferrovieri, vigili urbani, etc.) che li rincorrono invano.  Dell’antico e romantico adagio “La cortesia è una chiave che apre tutte le porte” si preferisce usare un altro tipo di chiavi, quello della violenza e delle mazzette.

Max Bonfanti, filosofo analista


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

poesia e disegno di Roberto Rossi


LA  MIA  LIBERTÀ
LA  NOSTRA  LIBERTÀ

Libertà,
da sempre in me abiti
nel mio giardino della psiche
dove il libero pensiero
di te si nutre.

Ti sporcano,
burattini col pensiero unico
mentre affondano
nella loro oscura melma.

Sporcano la tua candida veste
d'innocente sangue
ricchi solo di nebbia mentale.

Libertà,
da sempre in me
abiti,
perché io,
persona e mai burattino.

Mai burattini noi
sempre persone tra le persone
per incontrarci senza armi
ma con la Cultura e la sua Libertà.


© Riproduzione riservata
Pittore, poeta, scrittore Roberto Rossi
Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Il linguaggio e i media

Il linguaggio, i media, il villaggio globale
 e l’impegno politico


Intervista a Maurizio Matteuzzi, docente di FILOSOFIA E TEORIA DEI LINGUAGGI all’Università di Bologna.



L’uso imperante dei mezzi di comunicazione digitali allontana i ragazzi ma anche gli adulti dall’homo natura che tende a farsi soppiantare dall’homo cultura “digitale”. L’intelligenza artificiale fa sì che i calcoli li faccia un calcolatore, ciò rende sempre meno abile. Qual è la sua soluzione al problema tenendo presente che si tende sempre a scegliere ciò che comporta meno fatica?

Bisogna tenere presente che il computer non ha semantica, ossia non fornisce mai l'interpretazione, ma solo il dato. L'utente perde sì in abilità, ma solo in quanto abilità meccanica. Però, proprio perché ha più dati a disposizione, deve esercitare di più la sua capacità “interpretativa”. E' una trasformazione importante, certo, ma non necessariamente peggiorativa rispetto al passato.


L’immenso villaggio globale teorizzato da McLuhan si è realizzato, cosa ne pensa della sua celebre affermazione  “il medium è il messaggio"?

McLuhan ha avuto delle precognizioni geniali, a cominciare da quella del “villaggio globale”. E tuttavia va tenuto presente che egli muore nel 1980; non vive cioè la così detta “Internet revolution”. Il paradigma che ha davanti McLuhan è quello televisivo. La televisione, come è ovvio, è a comunicazione monodirezionale: il messaggio viaggia da una emittente ad un gruppo comunque vasto di fruitori, i quali sono inerti, cioè non possono reagire sullo stesso canale. La rete è viceversa bidirezionale, e questo modifica drasticamente il paradigma. Direi che questo fatto rafforza la conclusione che “il medio è il messaggio”, quanto meno nel senso che si configura una tipica situazione olistica, in cui il tutto supera decisamente la somma delle sue parti.


Il dualismo cartesiano che distingue la Res cogitans dalla Res extensa e le fa incontrare nella ghiandola pineale non pensa sia stato male interpretato?

Cartesio ha senza dubbio il merito di avere fondato, modernamente, il mind/body problem, problema della massima attualità nelle scienze cognitive contemporanee. E siamo ben lontani dall'avere, a tutt'oggi, una soluzione. Convivono, e spesso si contrappongono, visioni funzionaliste, riduzioniste, ecc. Il punto di vista di Cartesio è espresso chiaramente in una pagina de “Le passioni dell'anima”; egli nota come, pur avendo noi due occhi, due orecchie, due narici, tuttavia  abbiamo un oggetto percettivo unico. Dato che abbiamo due occhi, è incontrovertibile che sensorialmente riceviamo due immagini; e tuttavia “vediamo” un oggetto solo. Se ne deve concludere che il cervello ha una capacità “unificante”. Fino a qui potremmo sottoscrivere anche oggi. Poi però Cartesio, proprio dallo studio anatomico, individua nella famosa “ghiandola pineale” questa funzione, basandosi sul fatto che essa è unica, rompe la simmetria bilaterale, non avendo il gemello. (In parentesi, Cartesio probabilmente si riferisce all'ipofisi, anche se c'è chi ritiene si tratti invece dell'epifisi). Bene, questa spiegazione è molto debole, e se ne accorgono subito gli stessi cartesiani. Ma ancor più critico è Leibniz, che definisce tale teoria, detta “teoria dell'influsso”, come addirittura incomprensibile. In effetti, la ghiandola unifica cose fisiche tra di loro, ma non si dà evidenza che possa unire il fisico con lo psichico. Per di più, sorge un altro problema: la ghiandola stessa è fisica o psichica, è res cogitans o res extensa? Se la assimiliamo a una delle due sostanze, siamo daccapo, manca il medium. Se non lo facciamo, cade il dualismo cartesiano stesso.

Scendere in politica per migliorare la scuola in ogni suo ordine e grado…come vorrebbe che fosse la scuola? Come migliorare il diritto allo studio senza fare la solita demagogia alla quale nonostante l’evidenza fa sempre la sua presa sulla massa?


Ritengo che la legge di iniziativa popolare già da anni giacente in parlamento, e ora recentemente riassunta da diversi parlamentari, di schieramenti diversi, sia una ottima base di partenza. Trovo inoltre inconcepibile l'affermazione fatta anche di recente dalle nostre autorità che non ci possiamo più permettere certi investimenti come nel passato. Siamo il paese che investe meno in istruzione, fanalino di coda, vergognosamente, dell'UE. Un solo dato, riguardo all'università: spendiamo meno di 7 miliardi di Euro, contro i 40 della Germania e i 25 della Francia. Rispetto al PIL, siamo all'incirca all'1%, contro una media europea del 2,2%; anche senza prendere in considerazione i casi di eccellenza, siamo a meno della metà dei valori medi. Inutile sperare di progredire, e di competere, a costo zero.


Per un filosofo scendere in politica è un po’ come fare filosofia pratica?

Aristotele dice che l'uomo estì zoon politikòn, è un animale “politico”. In questo senso un filosofo non può esimersi dal fare politica. In senso “pratico”, tuttavia, va inteso nell'accezione filosofica, come oppositivo a “teoretico”: l'etica, la poetica, la politica sono discipline “pratiche”, mentre “ontologia”, “gnoseologia”, “logica” sono discipline “teoretiche”. Fino a qui il vero filosofo non può esimersi dall'impegno e dal pronunciarsi. Altro è la militanza partitica, che non discende da questo discorso e da questo tipo di impegno.

Maria Giovanna Farina, filosofa, consulente filosofico e scrittrice

 (Tutti i diritti riservati ©)

Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Alla ricerca dell'io di Rosa Colacoci


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

poesia di Angelo Guarnieri

Poeta

Ma sono un poeta io?
Di certo non sono un poeta laureato.
Neanche un poeta di strada, analfabeta.
Forse sono solo un temerario,
un giocatore d'azzardo della parola.
Però diplomato.

© Riproduzione riservata

Angelo Guarnieri tratta da Tempo nostro ed. Il melangolo


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

poesia di Enza Capocchiani

Il bello in sé

Pensavo che quando lo si descrive al mondo
non si sa dire com’ è
non è assoluto né immutabile
Va pensato in Comunità
è così o non
buono e utile con rispetto
è armonia e compostezza
nell’impresa nell’arte dell’artista
nella tecnica di un sistema
è Conoscenza e storia.
Io ho pensato
mentre definivo l’idea
a una bella architettura a un Ponte a una Piazza
Vecchia come la nostra
ci migliora e dà piacere
Non incontri il veicolo ma l’ amico
nell’aria pulita vai con le buone maniere
La città d’arte
non è mercato turistico e commercio
È un bello-bene per tutti che “commuove”
che ti porta in alto fino alla luna
Se lei si abbassa un poco
Con lentezza

Enza Capocchiani

© Riproduzione riservata


Docente di lettere, poetessa, pittrice e membro del Gruppo Artistico Fara - stabile di poesia a Bergamo


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

poesia di Antonella Massa

AMORE MIO





Per te amore mio ho colto i fiori di rugiada più belli

intrecciato ghirlande profumate di sogni e speranze

soffiato le nubi e dipinto d' azzurro intenso ogni cielo


Per te amore mio ho cantato le arie più melodiose

cullato tra le mie braccia mentre il tuo cuore volava

sulle rive di quel mare smeraldo e di brezza gentile


Per te amore mio ho ricamato vesti preziose

mentre cantavi usignolo felice tra i raggi del sole

dolcezza che sempre ritorna a darmi un bacio


Per te amore mio ho cercato fra le stelle della notte

i pensieri più luminosi carezze e piume di angeli

perché la vita è ora e sempre la gioia del tuo sorriso



Antonella Massa © Riproduzione riservata
da RIFLESSI DI LUCE – Rupe Mutevole Edizioni

Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Poesia di Giovanni Milazzo

IL FOLLE...
 
 
Lo vedete quel folle
 
che s’inerpica su tetti d’inviolata
 
fantasia?
 
 
Lo vedete
 
come elude beffardo
 
le lusinghe della realtà?
 
 
Lo vedete
 
che dipinge i suoi sogni scarlatti
 
e ricama pensieri
 
come candidi merletti?
 
 
Vedete…
 
Son io quel folle
 
che ancora nutro di trovare
 
quella speme
 
della primordiale follia
 
il seme…
 
Oh non follia insana
 
che devia
 
ogni cognizione
 
e muta ogni umana percezione!
 
Ma solo pura e impaziente
 
ispirazione
 
che per l’artista
 
a questa vita è
 
unica fatale attrazione!...


Giovanni Milazzo (Tutti i diritti riservati ©)

Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/



dipinto di Roberta Stifano


Alberta - sensualità olio su tavola 80 x 90. Il titolo Alberta nasce da ciò c'era originariamente sulla tavola ossia una foto di Alberto da Giussano





Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

poesia di Ciro Imperato

E tace



Muove una nuvola
sugl’irti rami di pini
e gonfia… attende invano.

L’umido freddo e la brina
del mattino primo… dorme.

Fumi rappresi e ceneri disciolte
oltre il monte diradate vanno.

Un legno inchiodato ormai non più
dormiente e umido resta
tra l’altra in attesa.

Serrate porte, rumoreggianti iniziano
nel crescente caldo astro del mattino.

E note silenziose nel tiepido tempo
ad assuefatti padiglioni giungono
a rammentar di battere ancora
quel cerchio lontano di botti nuove.

Un nuovo raccolto s’avvicina
ed uve asprigne fermentan di già
sul calar dell’astro buio
e sul nascer dell’altro nuovo.

Tutto s’acquieta e tace
nel nuovo risbocciar di urne
di floreali, odorosi bulbi
e d’accension di lampade votive.


Ciro Imperato

Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

poesia di Giusy Grasso

“E NON C’è POSTO PER ME?!”

 

Poesia sul disagio psichico

Uno, due, tre, quattro, cinque…

Dove si va, cosa si fa?!
Ma ho lavato le mani?
Ho chiuso la porta?
Un dolore profondo
mi sconquassa la testa.
Il pensiero si arresta
ma l’immagine avanza:
è quella nera figura
che anche se chiudo gli occhi
mi sta appresso, mi cura
tra pugnali e balocchi.
Ma quanto è vasto il mondo
bello e brutto,
bello e brutto il mondo
e non c’è posto per me?!
Senza rispetto, nessun rispetto
per un povero pazzo, un reietto.
Ma che strana malattia buon Dio
senza onore né ragione,
solo spade in mezzo al cuore.
Mentre corro,  da una tasca scivola
una trottola di legno dai mille colori
la mia mente catturata
da vecchi amori, da vecchi amori…
Ma quanto è vasto il mondo
bello e brutto,
bello e brutto il mondo

e non c’è posto per me?!

Giusy Grasso (Tutti i diritti riservati ©)


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/


poesia di Anna Maria Benone




IN UN ASCOLTO LONTANO

Ordine in sordina.

Unisono melodioso
di nuove armonie.

Ascolto
accordi che si scontrano
si incontrano
per accarezzarsi.

Poesia incontaminata di me.

Ritorno alla polvere
cenere di luce.



(da Passaggi Riflessi di Anna Maria Benone -Silele Edizioni- 2015)
 (Tutti i diritti riservati ©)
Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Claudia Cangemi

Angelo Guarnieri ricorda la mamma

Angelo Guarnieri al telefono con sua mamma, 
un ricordo dolce e poetico della mamma recentemente scomparsa.

Al telefono (23 gennaio 2014)
Io: come va?
Lei: male, stanotte non ho dormito.
Io: mi dispiace.
Lei: morirò presto!
Io: non si può dire. E' il destino!
Lei: e tu come stai?
Io: abbastanza bene.
Lei: e il destino come va?
© Riproduzione riservata

Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Racconto a cura di Max Bonfanti

VIETATO  FERMARSI


Quel giorno pareva iniziato come uno dei tanti, nulla che lasciasse presagire quanto sarebbe accaduto da lì a poco, eppure quel giorno iniziato come uno dei tanti avrebbe cambiato la vita a molte persone e ad una, in particolare: la mia.
Erano da poco suonati i rintocchi delle 12 quando le campane iniziarono a suonare a martello. Il pensiero di tutti corse subito alla diga con i suoi quasi dieci milioni di litri d’acqua. Già anni prima c’era stato uno scampato pericolo e dopo i lavori di consolidamento ci dissero che non ci sarebbero più stati rischi, ma il pericolo non veniva dalla solidità della diga, bensì dal monte che la sovrasta, dal quale potrebbe staccarsi una quantità tale di roccia che precipitando nell’invaso sarebbe in grado di fare traboccare gran parte del suo contenuto che rovinerebbe sulle case sottostanti, spazzandole via, uno tsunami montano.  In pochi minuti la piazza del paese si riempì di gente spaventata e dagli altoparlanti, dopo qualche gracchio si sentì la voce forzatamente pacata di don Guido, il parroco, che ci esortava alla calma e di abbandonare le zone più basse e di salire sui versanti dei monti poiché le apparecchiature sismografiche avevano dato segni di lievi smottamenti verso il lago della diga. Ordinatamente e con la forza della rassegnazione atavica della gente di montagna iniziò l’esodo verso le pendici dei monti, solo qualcuno si attardava nelle case per raccogliere gli oggetti di maggior valore, non solo materiale, ma anche ricordi accumulati nei lenti anni.
Alla prima lieve scossa, alcuni piccoli pezzi di montagna iniziarono a staccarsi precipitando nel lago, la tragedia sembrava ormai inevitabile, il piccolo paese sarebbe stato spazzato via alla prima scossa più forte e così fu. Un enorme masso seguito da terriccio e pietre franò nel lago sollevando una gigantesca ondata che trascinò tremendamente a valle, come fuscelli, case e persone, animali ed alberi. Quelli risparmiati dall’ondata, quelli che erano riusciti ad arrampicarsi più in alto, con le lacrime silenziose che confondevano la vista, guardavano sconsolati l’avverarsi del dramma. Anni di dure fatiche venivano annullate in pochi attimi.  Salvare la vita era già una grande fortuna, le cose, un po’ alla volta si sarebbero ricostruite, ricomprate. Era proprio intanto che pensavo a queste cose, con lo sguardo alle rovine e a quelli che non ce l’avevano fatta, che tra le mani infangate e arrossate dal sangue mi ritrovai un grosso sasso diverso dagli altri, strano per foggia e colore. Continuai a scavare e ne trovai altri, non più così grossi, ma comunque simili nella forma e nel colore. E se fosse oro? Mi balenò per la mente, almeno in parte si sarebbe potuto risarcire quanti nella disgrazia avevano perso tutto. Era davvero oro, insospettabile oro che non si sa come era finito lì. Non lo dissi a nessuno, la montagna era sufficientemente friabile senza inferirle altre ferite. Riuscii a venderlo e in modo anonimo divisi con i miei compaesani sopravvissuti il ricavato della vendita. Nessuno seppe mai chi fu l’anonimo filantropo ma nella piazza del paese c’è una statua intitolala a lui.
Racconto a cura di Max Bonfanti
Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Articolo di Lucia Di Mieri

DONNA PERCHÉ?



Dopo l’ennesimo femminicidio dell’ultima ora, un moto interiore di ribellione mi porta a fare alcune amare riflessioni. Sulla violenza maschile alle donne (verbale e fisica), si è già detto tanto, senza che nulla, sostanzialmente, sia cambiato. Dedicata a questa problematica, è stata istituita pure una giornata, il 25 novembre, che può anche andare bene, se, però, non resta solo un giorno “commemorativo” come tanti altri… e nulla di più. È, invece, indispensabile e improrogabile che vengano emanati provvedimenti legislativi condivisi politicamente, e attuati progetti educativi mirati e adeguati ai cambiamenti che interessano la società in tutte le sue componenti (famiglia, scuola, centri di aggregazione…). Certo le leggi non bastano se non cambiano anche le “teste” e con esse le concezioni tradizionali dei ruoli. Purtroppo mancano l’intesa e la collaborazione tra le varie forze politiche e non, perciò anche questa drammatica problematica diventa terreno di scontro, di divergenze ideologiche, come se la violenza avesse una tessera di partito o di associazione! Di conseguenza al ricorrere dei fatti si blatera, si promette… ma poi tutto cade nel nulla. E come si fa l’abitudine a ciò che si verifica ripetutamente, così accade anche a questa problematica. Le storie di violenza sulle donne diventano così “storie di ordinaria routine”, quasi di “normalità”!
Si sente dire da più parti che a rendere i maschi insicuri e violenti siano le femmine con le loro pretese di emancipazione, di libertà, di parità. Gli uomini, perciò, vedendo vacillare il loro dominio patriarcale, perché le donne non fanno più quello che loro vogliono, che a loro spetta di diritto, di natura, di tradizione, si difendono; io direi, invece, le picchiano e le uccidono!!!
Le donne, in realtà, hanno sempre subito violenze e discriminazioni. Storicamente il femminile è sempre stato associato alla dimensione materiale, corporea, terrestre e pertanto valutato in modo negativo: un essere inferiore. Lo attestano chiaramente le numerose considerazioni misogine, presenti in molti testi filosofici, letterari (per lo più opere di uomini) o addirittura in quelli religiosi (ad es. per il cristianesimo il mito di Eva). In molte società è accaduto, e accade ancora, che la donna, anche se maltrattata da padre, marito, figli, parenti, raramente si lamenti o si ribelli e quasi mai denuncia i fatti subiti. Le cause di questo doloroso silenzio possono essere diverse:
-    i complessi di colpa, dovuti all'educazione ricevuta (senso del dovere, obbedienza assoluta al padre, fratello, marito);
-        la paura di perdere il sostegno economico del marito;
-        il giudizio dei figli e il loro allontanamento ;
-        il timore di ulteriori violenze;
-        i tempi della giustizia troppo lunghi;
-        la sfiducia verso le Istituzioni, in maggioranza rappresentate da uomini.
Nel passato a far tacere erano soprattutto la mancanza di normative (il divorzio che permettesse di lasciare il marito violento), oppure i motivi legati alla religione (indissolubilità del matrimonio, la concezione della donna vista solo come generatrice di vita…). Il perdurare delle violenze, più negli anni passati che oggi, annientava le capacità reattive, le annullava al punto che la donna si colpevolizzava, si autoconvinceva che la responsabilità era sua, allora sopportava di essere umiliata, insultata davanti ai figli o altre persone. Taceva con gravi conseguenze di frustrazione e di infelicità…
Per sconfiggere un fenomeno così radicato, strutturale, culturale, occorre un mutamento di mentalità che scaturisca da un’educazione capace di scardinare le concezioni arcaiche e i luoghi comuni che hanno da sempre accompagnato il cammino della donna.
Quanti drammi ci saranno ancora, prima che qualcosa muti? Dipende da noi tutti, nessuno si può sottrarre, nel suo piccolo e nel suo campo, al proprio compito e al proprio dovere di contribuire alla risoluzione del problema.


 Lucia Di Mieri,  docente di Lettere     (Tutti i diritti riservati© per testo e foto)

Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

recensione di Giuliana Pedroli

STILL ALICE
per affrontare una delle realtà più difficili del nostro vivere


 Solo qualche decennio fa non eravamo nemmeno capaci di scriverne esattamente il nome, ne sentivamo parlare, ma era cosa che appariva lontana da noi. Negli ultimi anni il morbo di Alzheimer ha iniziato ad essere parte dei nostri discorsi, con amici, conoscenti, nei programmi tv, nelle conferenze. Perché il problema si è diffuso così tanto, da toccare sempre più famiglie, fasce di età, persone.
- E’ perché i nostri genitori o nonni vivono sempre più a lungo - si era detto all’inizio - e la malattia va a braccetto con l’avanzare dell’età -. Non è così.
Il morbo di Alzheimer, come ben dimostra il film di cui vogliamo parlare, anche se in percentuale fortunatamente bassa, può colpire anche persone assai giovani.

STILL ALICE “, un buon film interpretato da una bravissima Julianne Moore, ci racconta l’evolversi della malattia, partendo dai primissimi sintomi e naturalmente dal turbamento della persona che ne è colpita. Un film pesante e drammatico, ci si potrebbe aspettare, ma pur essendo triste, la visione è serena, perché anche… didattica. La protagonista è una brillante insegnante universitaria, una cinquantenne sana, sportiva, con una solida famiglia e tanti affetti. Il primo sintomo? Una parola mancata, dimenticata, durante una conferenza. Beh, può capitare a chiunque. Poi un disorientamento passeggero durante una corsa, e poi un ingrediente scordato nel cucinare… Da persona intelligente Alice si accorge che qualcosa non va e ricorre al neurologo, finché, esami specifici ed approfonditi, danno un responso sconvolgente. Una rara forma di Alzheimer precoce, ereditario e rapido nel suo evolversi.
E qui scopriamo che il morbo non è ‘roba da vecchi’, ma un problema genetico. Da qui lo spettatore si trova coinvolto nella vita quotidiana di Alice Howland, che può seguire in ogni momento della sua giornata e della vita, in modo realistico e in un certo qual modo, come dicevamo, sereno.
I registi Westmoreland e Glatzer, non fanno sentire in modo incisivo la loro mano, ma guardano il mondo attraverso gli occhi della protagonista, senza pietismi o inutili accanimenti. Affidano la storia intera, il film, all’attrice ed alla sua espressività, ed è così che a noi sembra di accompagnare nel suo sgomento e nel suo lottare, la persona malata. Sì, perché in una frase di Alice, c’è proprio questo verbo – io non sto soffrendo, sto lottando, per rimanere parte della vita, per restare in contatto con quello che ero una volta.-
L’Alzheimer è infatti malattia crudele, subdola e incontrollabile; toglie adagio adagio, ma in modo irreversibile, dignità, indipendenza, ma soprattutto toglie i ricordi, la vita precedente, quello che si è stati. La malattia si porta via tutto quello che nella vita si è costruito, ogni certezza, ogni solidità, e porta al bisogno, finché se ne è coscienti, di attaccarsi a quello che si è avuto, a quello che si è creato. La Moore, che ha già vinto un premio per questa sua interpretazione ed il 22 febbraio ha ottenuto l’Oscar come migliore attrice, sa mostrare, nelle pieghe del suo viso, nelle rughe che mostra a tutti, il decadimento fisico e mentale, senza eccessi, in modo misurato. Come se il film fosse la cronaca di una vita diversa; mostra quanto rapidamente sia facile perdersi, tanto da farle dire – vorrei avere il cancro -, una frase che detta così sembra certamente tanto forte, ma nel contesto della vicenda fa dire allo spettatore in sala che ha ragione.
Il cinema è terapeutico, si dice, alcune pellicole lo sono certamente. Questo è invece un film didattico, perché permette di imparare, capire e condividere una esperienza che non vorremmo mai incontrare né personalmente né con i nostri cari, ma che purtroppo fa sempre più parte del vivere del nostro secolo.
Oltre che a condividere la tragedia di Alice, permette di conoscere da vicino il morbo e le sue conseguenze; fa scoprire quali sono gli esercizi da fare, le pratiche da seguire per tenere in allenamento una mente che non vuole collaborare. Sport, acqua in quantità, affetti intorno, anche se il declino è inesorabile. Non nascondersi, ma esporre i propri limiti, parlarne, credere in se stessi e appunto lottare. Alla fine uno si chiede, come è possibile farlo, quando sai che il declino è rapido e inevitabile? Eppure il film insegna a reagire, a mettercela tutta, a non fermarsi di fronte ad ogni sconfitta, perché il tempo e la memoria che rimangono siano vissuti pienamente, con se stessi ed i propri cari, con i propri ricordi ed anche con quei visi, una volta famigliari, che alla fine sono di perfetti sconosciuti. In questo è terapeutico il film Still Alice, nel mostrare lo sforzo e la voglia di fare.


Giuliana Pedroli, giornalista ed esperta di comunicazione


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/

Pensiero riflesso


Pensiero Riflesso
La filosofia come la vedo io





Pensiero riflesso, il nuovo libro di Cristian Porcino tiene insieme filosofia accademica con filosofia divulgativa. I suoi incontri reali con alcuni autori che lo accompagnano mostrano un percorso concreto nel mondo, altri come Socrate o Andy Warhol manifestano lo studio sui libri. Credo sia questa commistione a tenere insieme egregiamente il suo scritto.
Dal libro:
«Attraverso l’ausilio di diverse discipline quali musica, cinema, arte etc., l’autore discute di filosofia e dei suoi massimi esponenti. In compagnia di Socrate, Luciano De Crescenzo, Manlio Sgalambro, Franco Battiato, Vasco Rossi, Alessandro Del Piero, Andy Warhol, Woody Allen, Robin Williams e molti altri ancora, il lettore apprende una valida alternativa per considerare la filosofia non una disciplina astratta, ma un percorso di vita realizzabile da tutti».
Un grande in bocca al lupo all'autore e alla sua creatività culturale.


Il libro è in vendita su www.amazon.it e su www.lulu.com. Cliccate a destra nell’area corrispondente alla cover del libro e sarete indirizzati al link per l’acquisto.

Pensiero Riflesso. La filosofia come la vedo io” di Cristian A. Porcino Ferrara, Lulu Edition, pp. 171, € 12,00 (cartaceo), ebook (€ 5,00), ISBN: 978-1-326-13969-8, (2015).


Maria Giovanna Farina


Torna alla home page http://www.laccentodisocrate.it/